Difetto di fabbrica
Venerdì 12 dicembre alle ore 21.30 al Teatro Europa spettacolo teatrale di Gianluca Foglia "Fogliazza" prodotto dal Festival dei Diritti Umani
Un uomo comune racconta il suo lavoro: è un torturatore. Il protagonista, con l’esempio della propria esperienza, mostrerà le opportunità professionali che tale ruolo riserva all’interno di una struttura sociale e, grazie all’esperimento Milgram, come chiunque possa ricoprire questo ruolo professionale proprio per le risorse “nascoste” della natura umana. I contributi disegnati, e proiettati, saranno altrettanto determinanti per capire, senza alcun dubbio, che un torturatore non è un mostro né un sadico, ma una “semplice persona comune”.
In Italia non esiste il reato di tortura. Ciò che più vi si “avvicina” è l’abuso d’ufficio. Il ruolo del torturatore è l’esempio più efficace per mostrare le dinamiche dell’obbedienza all’autorità, aspetto sul quale si è fondato il celebre esperimento di Stanley Milgram, nei primi anni ’60 all’Università di Yale, New York.
Figlio di ebrei immigrati dell’Est Europa, cresciuto nel Bronx con i racconti delle persecuzioni razziali nei confronti dei parenti rimasti in Europa, Milgram si è chiesto come potesse un popolo intero seguire un pazzo come Hitler.
Gli esiti dei suoi esperimenti hanno creato il caos là dove doveva regnare la tranquillità morale.
Il suo esperimento è stato replicato in più parti del mondo confermando sempre gli stessi risultati. La sua ricerca dimostra scientificamente che la maggior parte delle persone, posta in condizioni particolari, è indotta a compiere azioni contro la sua stessa morale, “giustificate” dal contesto sociale.
Le azioni di una persona non dipendono tanto dal tipo di carattere che può avere, ma dalle condizioni in cui si trova ad agire. “Obbedienza all’autorità” ha avuto un così forte successo da oscurare tutto ciò che Milgram ha fatto nel campo della psicologia: fu un pioniere nella produzione di film educativi per la divulgazione degli insegnamenti della psicologia oltre le aule universitarie, si occupò degli effetti negativi della televisione sul comportamento antisociale, scrisse testi per bambini e libretti per musical.